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mercoledì 21 marzo 2012


L'UOMO CONDANNATO A 6.060 ANNI DI CARCERE. 
6060 anni di carcere
— MONDO

6060 anni di carcere

Perché in Guatemala l'ex soldato Pedro Pimentel ha ricevuto una condanna così enorme (ma simbolica)


Ieri, lunedì 13 marzo, un tribunale in Guatemala ha condannato a 6060 anni di prigione Pedro Pimentel, un ex soldato delle forze speciali che partecipò al massacro di oltre 200 persone nel villaggio di Dos Erres avvenuto nel 1982. Pimentel ha 55 anni e fino allo scorso anno abitava a Los Angeles, negli Stati Uniti, dove fu estradato per essere processato dai magistrati guatemaltechi in seguito alla testimonianza di un altro soldato che aveva partecipato al massacro. L’episodio avvenne nel 1982 nel corso della lunga e sanguinosa guerra civile durata nel paese tra il 1960 e il 1996: guerriglieri e ribelli combattevano cercando di rovesciare le varie dittature militari che si succedevano al potere.
Pimentel faceva parte dei Kaibiles, le forze di sicurezza di élite del paese addestrate per missioni speciali e per operazioni di contrasto dei guerriglieri. Il 6 dicembre del 1982 le truppe governative entrarono in un villaggio in cerca di armi rubate dai guerriglieri ad alcuni soldati. Non le trovarono ma accusarono comunque gli abitanti di aver collaborato con i ribelli. Gli abitanti, raccontarono in seguito i testimoni, furono torturati dai soldati e derubati prima di essere brutalmente uccisi. Le donne e le bambine furono stuprate. I loro corpi furono gettati in un pozzo e furono ritrovati solamente a partite dagli anni Novanta, dopo la fine della guerra civile. Furono recuperati i resti di 171 persone, almeno 67 al momento della morte avevano meno di 12 anni.
I giudici hanno deciso di condannare Pimentel con una sentenza che ha in parte valore simbolico, perché le leggi in Guatemala prevedono un massimo di 50 anni di detenzione per i delitti più gravi. Il conteggio è stato effettuato comminando una pena di 30 anni per ogni persona uccisa a Dos Erres, cui sono stati aggiunti altri 30 anni per crimini contro l’umanità. Pimentel si è sempre difeso dicendo di non aver partecipato al massacro e ricordando che a novembre del 1982 aveva abbandonato il proprio incarico.
Quattro altri soldati furono processati per il massacro di Dos Erres durante l’estate dello scorso anno. Anche loro furono condannati a 6060 anni ciascuno. A inizio anno è intanto iniziato un altro importante processo, questa volta contro l’ex dittatore guatemalteco Efrain Rios Montt, al potere tra il 1982 e il 1983, uno dei periodi più duri e sanguinari della guerra civile nel paese. È accusato di genocidio e crimini contro l’umanità per aver, tra le altre cose, ordinato l’uccisione di circa 1.700 nativi Maya nel periodo in cui era al potere. Montt ha 85 anni e gli è stata negata la possibilità di essere amnistiato dal Tribunale, cosa che ha spinto i suoi legali a ricorrere presso la Corte costituzionale del paese. Secondo la difesa, Montt non controllava le operazioni sul territorio e non può quindi essere ritenuto responsabile per le decisioni che assunsero i singoli comandanti.

sabato 17 marzo 2012


Il piano di Bin Laden per uccidere Obama

Ecco il piano che lo sceicco del terrore avrebbe voluto mettere in atto per assassinare il Presidente degli Stati Uniti.



Il piano di Bin Laden per uccidere Obama.


Lo sceicco del terrore aveva architettato un piano per far fuori il Presidente degli Stati Uniti. A rivelarlo, David Ignatius, columnist del Washington Post, il quale ha messo in luce l'intenzione di Osama Bin Laden di uccidere Barack Obama e David Petraeus. Il giornalista ha avuto accesso ai documenti scritti personalmente dal leader di Al Qaeda, entrati in possesso dei Navy Seals durante il blitz del 2 maggio 2011, nel quale il terrorista perse la vita nel suo compound ad Abbottabad. Per Bin Laden, Obama rappresentava un obiettivo da eliminare, poiché era “il capo degli infedeli e, uccidendolo, Biden diventerebbe automaticamente presidente“. Questo quanto emerso da una lettera che lo sceicco avrebbe inviato a Atiyah Abs al-Rahman, suo stretto e fidato collaboratore.
Uccidere Petraeus cambierebbe il corso della guerra in Afghanistan: secondo Bin Laden, l'uccisione del capo delle operazioni militari a Kabul dell'epoca, David Petraeus, avrebbe dato una svolta al conflitto che attanagliava il Paese. Oggi Petraeus è alla guida della Cia. Il piano contro gli USA prevedeva, secondo quanto si legge dalle missive, un'attacco che prevedere di “colpire i loro aerei”, anche se Bin Laden pare non faccia riferimento ai mezzi mediante i quali compiere tali mosse, indicando, però, l'esecutore di questi attacchi nel terrorista pachistano Ilyas Kashmiri. Quest'ultimo, però, perse la vita proprio un mese dopo il blitz ad Abbottabad.
Dedicare ogni sforzo ad attaccare gli Usa, evitando di uccidere musulmani: questo il pensiero espresso da Bin Laden in documento di 48 pagine, nel quale esprime il proprio disappunto in merito alle operazioni d'attacco svolte nei paesi di religione musulmana, invitando, così, le proprie cellule terroristiche ha concentrare interamente l'attenzione sugli Stati Uniti e sulle eventuali azioni da intraprendere per distruggere tale potenza. Questa posizione si scontra con le idee di Ayman al-Zawahiri, prima vice presidente e ora capo di Al-Qaeda, il quale, pur di raggiungere gli obiettivi prefissati dall'organizzazione, si direbbe favorevole alla morte di civili innocenti negli attentati messi in atto.
Bin Laden aveva intenzione di colpire l'America in occasione del decimo anniversario degli attacchi compiuti l'11 settembre 2001: a confermare ciò, il fatto di aver discusso con Adam Gadahn, consigliere di origine americana, sulla gestione del messaggio di rivendicazione dell'attacco. Gadahn, in merito, scrisse che era opportuno inviare tale messaggio a varie emittenti televisive, tra le quali consigliava Nbc, Cnn, Abc e “forse anche a Pbs e Voice of America, ma non a Fox News”. Quest'ultima, infatti, secondo il consigliere, avrebbe affrontato la vicenda con scarsa obiettività
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venerdì 16 marzo 2012


Il documentario di George Clooney per il Sudan

Il viaggio in Sudan di George Clooney documentato dalle telecamere del suo programma di monitoraggio, il Satellite Sentinel Project a difesa dei diritti umani. Per questo motivo, l'attore oggi ha protestato davanti all'ambasciata americana dello stato africano e si è fatto arrestare.















 WARNING: In questo video ci sono contenuti che potrebbero urtare la sensibilità di qualche persona.
Il documentario di George Clooney per il Sudan.
“I spy” si legge in una foto dove George Clooney è vestito benissimo, al punto da sembrare uno sponsor per una marca d'abbigliamento. Ma in questo caso l'attore non sta spiando una bella donna, ma la tragica condizione in cui sta versando il Sudan nell'ultimo periodo. Per questo motivo, George Clooney è stato arrestato poche ore fa, mentre stava protestando all'esterno dell'ambasciata americana del Sudan, contro il presidente Omar El-Bashir. Attivista per il rispetto dei diritti umani nella problematica situazione in Sud Sudan, una scia di sangue lunga decenni vicina ad diventare il prossimo disastro umanitario, l'attore insieme alla Fondazione Enough Project e al suo presidente John Prendergast, ha avviato il Satellite Sentinel Project, un programma di monitoraggio sullo stato dell'Africa subsahariana, sulle violenze tra le tribù e sugli abusi del presidente El-Bashir.
George Clooney si reca sulle montagne di Nuba, nel suo diario di viaggio annota tutto, diventa testimone di un attacco aereo del regime sudanese contro l'inerme gente del villaggio che è costretta a rifugiarsi tra le montagne, nascondendosi nelle grotte. Durante il documentario, alcune scene davvero forti (come da disclaimer), ritraggono un ragazzo di appena 11 anni che ha perso entrambe le mani durante uno degli attacchi del regime. L'attore americano si stupisce e resta sgomento nel vedere che, per la prima volta dai tempi della pietra, le persone stanno vivendo di nuovo nelle grotte. Una donna sudanese viene intervistata da George: ”Abbiamo lasciato le nostre case perchè eravamo terrorizzati dai continui attacchi aerei. Omar al Bashir ci stava attaccando”. Ecco perché oggi, l'attore-attivista ha deciso di oltrepassare la linea di confine preparata dalla polizia statunitense, per lanciare un segnale ad Obama, al Senato americano e al mondo intero: il Sud Sudan versa in condizioni critiche ed entro la fine dell'anno potrebbe essere dichiarato il disastro umanitario. Come George, We Spy.

George Clooney arrestato dopo la protesta per il Sudan

Il divo di Hollywood è finito in manette dopo la protesta contro il Presidente Omar al-Bashir organizzata davanti all'ambasciata sudanese.

I motivi dell'arresto di George Clooney

E' stato arrestato per una causa nobile l'attore di Hollywood, che ha protestato a Washington contro i mancati aiuti umanitari in Sudan.
George Clooney arrestato dopo la protesta per il Sudan.
Da sempre paladino dei diritti umani delle zone dove si consumano crimini di guerra, George Clooney è stato arrestato a Washington durante la manifestazione indetta davanti all’ambasciata del Sudan, contro il presidente Omar al-Bashir. L’attore non ha opposto resistenza nel lasciarsi ammanettare dagli agenti della polizia, consapevole di attirare attenzione sul tema caldo delle vittime civili dell’esercito sudanese. In particolare nella manifestazione di oggi Clooney ha provato a scuotere l’opinione pubblica sulla mancanza di aiuti umanitari e generi di prima necessità come cibo e medicinali sulle Nuba Mountains, a sud del paese.
Clooney, rivolgendosi al Congresso americano ha detto: “Tra poco assisteremo a un vero disastro umanitario” raccontando degli orrori della guerra civile nel paese, in un intervento alla commissione estera dinnanzi al presidente Barack Obama e il segretario di stato Hillary Clinton. Il presidente in odore di rielezioni, ha stabilito un contatto con il presidente cinese Hu Jintao, che è in stretti rapporti con Omar al-Bashir. L’attore e regista de Le idi di marzo è rientrato di recente da un viaggio nella nazione centrafricana, dove ha proposto un progetto satellitare per tracciare i movimenti e gli attacchi delle forze armate contro la popolazione civile. Insieme a Clooney, che ha disobbedito varcando la zona vietata antistante all’ambasciata, c’erano suo padre Nick Clooney, alcune personalità come il presidente del Naacp Ben Jealous e Martin Luther King III e infine i parlamentari Jim Moran e Frank Wolf, reduci da esperienze nel sud del Sudan, dove sono stati a contatto con i rifugiati.

lunedì 12 marzo 2012


Pakistan: vendetta esemplare per il suo violentatore, 

acido sul viso

Pakistan: vendetta esemplare per il suo violentatore, acido sul viso
Pakistan: vendetta esemplare per il suo violentatore, acido sul viso
Ha meditato una vendetta esemplare, una ragazza pachistana, nei confronti del suo fidanzato che l’ha violentata ripetutamente, vantandosi poi con gli amici. La giovane gli   gettato dell’acido sul viso. La notizia è stata diffusa dalla  televisione Samaa, che ha sottolineato come l’episodio sia più unico che raro, visto che in Pakistan accade spesso il contrario. Di solito sono le donne pachistane che  disonorano  la famiglia ad essere sottoposte a tale cruenta violenza.
Ora il ragazzo si trova  in ospedale e le sue condizioni sono preoccupanti. La vendicatrice, invece, è in carcere.